Mittel Fest

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Ventisei anni di Mittelfest

IL PRIMO DECENNIO

L’idea di un grande appuntamento internazionale, nel quale far incontrare le lingue e le popolazioni che un secolo prima avevano condiviso una medesima matrice mitteleuropea, risale alla fine degli anni ’80. Era l’idea di un festival di musica, teatro, danza e marionette che attraverso i linguaggi dello spettacolo dal vivo potesse dare a Cividale del Friuli una collocazione all’altezza del proprie radici storiche e proiettarla verso il Duemila. Un futuro dove a guidare l’idea di comunità multinazionale non dovevano essere solo la politica, l’economia e il progetto (in quel momento ancora ancora in divenire) di moneta unica, ma una cultura che proprio qui, tra Austria, Italia, Ungheria, Jugoslavia e Cecoslovacchia, proprio nel cuore dell’Europa, aveva trovato un secolo prima caratteri del tutto particolari.

“Quella cultura che era unitaria ai tempi dell’impero austroungarico – spiegava Giorgio Pressburger – sembra ritrovare adesso, verso la fine del secolo, la sua compattezza. Nei due primi decenni del ‘900 nell’Europa centrale e centro-orientale era avvenuto qualcosa di paragonabile a un Rinascimento, un’incredibile concentrazione di creatività. Due guerre hanno devastato tutto. Ma noi, quei legami, possiamo tornare a stringerli”.

Pressburger è uno scrittore, regista di teatro e di cinema, che nel profilo biografico incarna l’idea stessa di nazionalità molteplici e di lingue in contatto. E’ nato a Budapest e l’ha lasciata nel ’56, restandole sempre legato, nell’animo e nel lavoro. Cividale, per la sua posizione geografica, era un punto fondamentale di intersezione tra le lingue che la storia aveva diffuso nel continente. Nella pianura che le si apre davanti il ceppo linguistico tedesco, quello slavo e quello neolatino si erano incontrati e confrontati attraverso i secoli.

Di un festival che avesse come sede Cividale, Pressburger parlava volentieri con Cesare Tomasetig, che aveva fondato e dirigeva la rivista Mitteleuropa. Proprio in quelle conversazioni venne ideato Mittelfest.

L’idea diventò realtà nel 1991, quando ad aprire la prima edizione del festival di Cividale, a luglio, furono cinque bande che eseguirono una composizione commissionata a Luca Francesconi sulla base degli inni nazionali di 5 Paesi. A quell’incrociarsi di sentimenti e di suoni, avrebbe fatto seguito, nei 10 giorni successivi, un cartellone di spettacoli internazionali di alto livello, selezionati dai cinque direttori che, con il coordinamento di Pressburger, avevano tracciato il programma artistico di quel primo appuntamento: Tamás Ascher per l’Ungheria, Jovan Ćirilov per la Jugoslavia, Jiři Menzel per la Cecoslovacchia, George Tabori per l’Austria,

Ci vollero ingenti forze d’ordine per riuscire ad accordare, a Cividale, la presenza della folla e quella di tre capi di stato e numerosi ministri. Certo è che, negli scambi di battute tra Francesco Cossiga, l’ungherese Árpád Göncz e Milos Kučan, che da poche settimane guidava l’oramai indipendente Repubblica Slovena, alcune preoccupazioni prevalevano sull’apprezzamento dei vini che si possono degustare sui colli orientali del Friuli. A pochi chilometri di distanza, un elicottero dell’armata jugoslava era stato abbattuto, un blindato era esploso, ed erano stati sparati dei colpi di mitra. Pochi mesi dopo si cominciarono a contare anche le vittime della imminente polveriera balcanica.

Storia e politica spesso si scontrano con i buoni propositi della cultura. Mentre la comunità internazionale, a cominciare dal 1992, aveva decretato l’embargo nei confronti della Jugoslavia di Slobodan Milosević,il festival si inaugurava per la seconda volta, ora sotto la direzione di Tabori, in un’edizione tutta dedicata a Franz Kafka.

Ma intanto la storia imboccava curve più strette e irreversibili. Guerra e pace, auspicava il titolo scelto per la terza edizione (realizzata nel 1994, dopo un anno di sospensione) consapevole che le parole offrono uno scudo assai debole alla violenza dei mortai e delle bombe che intanto avevano distrutto la Biblioteca di Sarajevo e avvolto di sangue la piazza del mercato della capitale bosniaca, proprio in quell’anno.

Da quel momento il sostegno economico di Mittelfest, che fino ad allora aveva contato anche sul supporto del Ministero italiano degli Esteri, passava tutto alla Regione Friuli Venezia Giulia che nel Mittelfest individuò un biglietto di presentazione importante per il ruolo che si apprestava a volgere nelle nuove geografie che gli avvenimenti imponevano al continente europeo.

Lo sguardo del Festival si ingegnò così a tracciare, là dove era possibile in quegli anni di conflitto, progetti di spirito internazionale e a valorizzare i legami che venivano via via crescendo con i paesi di un’altra Europa, quella nata dalle trasformazioni, morbide o violente, della fine del ‘900. La Slovacchia, ben distinta dal proprio partner ceco, le nuove identità moldave, ucraine, bielorusse, la diversa vicinanza di Slovenia, Croazia, Macedonia diventarono nelle edizioni degli anni ’90 veri e propri indirizzi su cui lavorare. Si trattò di mettere in pratica una capacità inventiva che accanto a Pressburger e Tomasetig vedeva agire anche fervidi progettisti come il musicologo Carlo De Incontrera e l’organizzatrice teatrale Mimma Gallina. Con le loro idee si poteva rileggere la carta d’Europa in una prospettiva opposta a quella dei pregiudizi nazionali, magari ispirandosi alle dinamiche del viaggio.

Nacquero così edizioni come Partire, tornare. La via dell’ambra, quella della seta, quella del sale, furono i tre percorsi lungo i quali si mossero i cartelloni 1999-2000-2001. Per svelare – ad esempio – la continuità musicale tra le musiche delle genti rom e gli esiti che se ne ascoltano ancora oggi nelle terre andaluse o nei caffè di Istanbul.

E si moltiplicarono anche gli spettacoli che investivano l’intero tessuto urbano di Cividale. Erano avvenimenti itineranti, stazioni di una rappresentazione laica che come nel medioevo attraeva il pubblico in diversi luoghi (dalle rive del fiume ai binari della stazione ferroviaria, dalle piazze più suggestive ai chiostri dei monasteri), lo accompagnava verso altri, e convogliando il suo stupore, permetteva momenti di comunità e partecipazione. Non solo, anche di sperimentazione.

Prima la trilogia della Divina Commedia di Dante, realizzata dalla compagnia I Magazzini attraverso la notte, fino a riveder le stelle il mattino dopo. Poi America, il romanzo di Kafka, e ancora Danubio, best-seller di Claudio Magris, e Praga magica di Angelo Maria Ripellino, si rivelarono esperienze di un teatro fuori dagli schemi canonici. Un progetto-chiave sintetizzò, nel 2001, questa missione di Mittelfest. Il Festival commissionò a 18 scrittori (perché a tanto si era estesa nel frattempo l’internazionalità della manifestazione), altrettanti testi inediti: 18 microdrammi da mettere in scena per capire come fosse cambiata l’idea dell’Europa in quel decennio. La proposta venne ripresa nel 2003, indicando stavolta al pubblico lo spirito europeo della comicità e del sorriso, e proponendo il tema della commedia a un altro gruppo di drammaturghi.

Il SECONDO DECENNIO

Questa fase del Festival, policentrica e con diverse anime artistiche, giunse alla conclusione nei primi anni del nuovo secolo. Il testimone di Mittelfest passo a un diverso progetto che, dal 2004, la Regione FVG affidava a Moni Ovadia. Artista altrettanto cosmopolita, sia nelle radici anagrafiche – un sefardita nato in Bulgaria e cresciuto nella Milano più progressista – sia nella capacità guardare in ogni direzione, votato nell’intimo al vagabondaggio sulle orme della diaspora ebraica, Ovadia trovava a Cividale una macchina di eventi perfettamente funzionante, alla quale imprimere il proprio segno, sfrangiato tra musica e teatro, partecipe dei temi e delle inquietudini della società civile.

Soprattutto un’edizione dedicata al Lavoro (2006) e una alla Carta dei Diritti Universali dell’Uomo (2007), mostrano il ruolo che egli volle rivendicare al festival e rappresentano il segno lasciato da lui e dai suoi collaboratori, nella sequenza dei cartelloni annuali. “Avevamo voluto fare dell’etica e della poetica dei diritti il senso di orientamento di quelle edizioni” chiarirà Ovadia.

Ma non furono solo le intenzioni, le idee, e naturalmente gli spettacoli, a rendere riconoscibile il suo Mittelfest come un festival d’autore. L’interesse per il tessuto geografico e per le forze che lo innervano, si trasformò anche in qualcosa di solido, come i sassi. Grazie alla disponibilità di un’industria locale, Mittelfest poté dotarsi, dall’edizione 2006 di uno spazio impensabile in un altro festival, un teatro di pietra. La cava di Tarpezzo, all’imbocco delle Valli del fiume Natisone, opportunamente adattata, svelò insospettabili doti di palcoscenico naturale. Quello scenario di pietra, con la luce dei tramonti estivi, la collettività di un pubblico partecipe, l’eccellenza degli ospiti chiamati ad esibirsi, o a portare solo una testimonianza sui temi del lavoro e dei diritti, concentrarono nelle serate alla cava, emozioni fortissime. Indimenticabili per molti.

Dopo le cinque edizioni firmate Ovadia, il nuovo assetto della politica regionale scelse basi diverse nel dare forma al progetto di Mittelfest.

Tre edizioni, dal 2009 al 2011, affidate alla direzione artistica di Furio Bordon per il teatro, Claudio Mansutti per la musica, Walter Mramor per la danza, furono utili a consolidare da tre diversi punti di vista l’indirizzo proposto da Antonio Devetag, che nel 2009 assumeva la presidenza dell’Associazione Mittelfest, per diventarne poi direttore artistico dal 2012.

“Venuta meno l’epoca della sua potenza politica e militare, l’Europa ha subito una trasmutazione epocale, dissolvendosi nei mille rivoli dei nuovi media e della nuova cultura virtuale” spiegava Devetag. Che al tempo stesso poneva una domanda: “Nuovi soggetti e nuove correnti stanno ingaggiando una battaglia in vista di una globale libertà di pensiero? O di una omologazione globale? Il tanto temuto tramonto dell’Occidente si è trasformato in un’aurora che sta premendo a un orizzonte non definito?”.

Cominciava a delinearsi, in altre parole, un pensiero geopolitico che avrebbe dato forma ai titoli dei successivi cartelloni (Prove d’Europa nel 2009, Risvegli, 2012, Microcosmi, 2013) mentre più fitti diventavano gli incontri, gli interventi, i contributi che sarebbero confluiti in Mittelfest attraverso la voce non solo di illustri politologi, ma anche di protagonisti della grande trasformazione europea durata vent’anni, come il leader popolare polacco Lech Wałęsa.

In quel quinquennio il calendario ha abbracciato, oltre che luoghi e nazionalità diverse, diversi pubblici e location, portando Mittelfest anche oltre la cinta cividalese: a Palmanova, ad Aquileia, a Gorizia per esempio. Si è trattato di un naturale percorso evolutivo, pensato per scavalcare campanilismi ancora vivi nel tempo della globalizzazione, e per accogliere in questo flusso i tempi nuovi. E’ un modello contemporaneo di economia della cultura che vede il turismo come interlocutore forte nel successo di un progetto, e nel miglioramento della qualità della vita, attraverso la ricerca della bellezza.

Intrattenimento e bellezza, continuità e evoluzione non sono concetti antitetici, e il presente ha la grande capacità di stimolare i paradossi. Paradosso Europa era il titolo della conversazione in pubblico con cui l’antropologo Nicola Gasbarro chiudeva l’edizione 2013 di Mittelfest. “Solo se saprà analizzare comparativamente il suo passato – diceva Gasbarro – l’Europa avrà un futuro e una nuova prospettiva antropologica. Solo in questo modo: mettendo in moto una diversa immaginazione culturale”.

IL PRESENTE

Con questa diversa immaginazione Mittelfest affronta ancora una volta la sfida dei tempi, rinnovato e affidato dal 2014 alla direzione di un musicista, Franco Calabretto, già direttore del Conservatorio di Udine. Altri orizzonti e altre tematiche sono giunte a maturazione negli anni ’10 del nuovo millennio, e portano oggi lo sguardo delle comunità europee su problemi più distanti dalla politica internazionale, ma che toccano la vita quotidiana delle persone, il loro benessere, la sicurezza nel futuro nel tempo delle crisi, il bisogno di un nutrimento che non sia solo alimentare.

Ideato come un progetto che guarda alle questioni di più forte impatto contemporaneo, dal 2015 Mittelfest rivolge la propria attenzione alla valorizzazione e della salvaguardia degli ambienti naturali da una parte e, dall’altra, alla funzione delle vie d’acqua, d’aria e di terra nei fenomeni di contatto e migrazione tra popolazioni e civiltà.

Acqua (2015), Terra (2016), Aria (2017) sono i vertici di un triangolo entro il quale Calabretto sta sviluppando la propria direzione artistica, che approfitta delle evocazioni musicali di quegli elementi, ma al tempo stesso dà uno spessore ambientalista alla manifestazione. L’impostazione privilegia infatti i temi della tutela del territorio e quello della mobilità dei popoli, e si accorda facilmente con un ulteriore obiettivo di lavoro, che Mittelfest intende aggiungere alla propria missione: creare visibilità e conoscenza delle risorse turistiche della Regione Friuli Venezia Giulia. Poiché è chiaro che occuparsi di acqua, aria, terra significa anche mettere in campo l’offerta del paesaggio regionale e spinge ad affiancarvi l’osservazione dei manufatti logistici che l’uomo ha costruito sul territorio (canali, strade, vie ferrate, stazioni, piccoli e grandi aeroporti,…). Points of interest, punti di interesse, secondo la contemporanea definizione delle mappe digitali, da riconsiderare ora in termini di spettacolo.

Spettacolo dal vivo, natura e lavoro umano tornano a dialogare in modo dinamico. E’ il logico proseguimento dell’idea che stava dietro al titolo dell’edizione 2014 (Segnali. Cartografia della bellezza inquieta) e che ora prova a distendersi lungo i tre lati di una figura non solo geometrica, ma anche d’arte, su cui si modella il triennio 2015-2017 di Mittelfest.

Roberto Canziani

(rielaborazione del contributo storico pubblicato in Mittelfest. Palcoscenico d’Europa, volume a cura della Regione Friuli Venezia Giulia, 2014)

 

I TITOLI DELLE EDIZIONI DI MITTELFEST 1991 > 2017

Mittelfest 1991 — DALLA MITTELEUROPA
Mittelfest 1992 — DEDICATO A KAFKA
Mittelfest 1994 — GUERRA E PACE
Mittelfest 1995 — PERCORSI
Mittelfest 1996 — IDENTITA’ 1
Mittelfest 1997 — IDENTITA’ 2
Mittelfest 1998 — TRANSIZIONI
Mittelfest 1999 — PARTIRE, TORNARE / LA VIA DELL’AMBRA
Mittelfest 2000 — PARTIRE, TORNARE / LA VIA DELLA SETA
Mittelfest 2001 — PARTIRE, TORNARE / LA VIA DEL SALE
Mittelfest 2002 — SPARSI PER IL MONDO, POPOLI E DESTINI
Mittelfest 2003 — SORRISI D’EUROPA. LA COMICITÀ ITALIANA E MITTELEUROPEA
Mittelfest 2004 — IL TEMPO. LE VOCI
Mittelfest 2005 — UN FESTIVAL PER L’EUROPA
Mittelfest 2006 — DEL LAVORO
Mittelfest 2007 — PER I DIRITTI UMANI
Mittelfest 2008 — COSTRUIRE IL TEMPO. FRAGILI FUTURI
Mittelfest 2009 — PROVE D’EUROPA
Mittelfest 2010 — GENIO E D’EUROPA. DÈMONI
Mittelfest 2011 — NAZIONI E IDENTITA’
Mittelfest 2012 — RISVEGLI
Mittelfest 2013 — MICROCOSMI
Mittelfest 2014 — SEGNALI. CARTOGRAFIA DELLA BELLEZZA INQUIETA
Mittelfest 2015 — IL COLORE DELL’ACQUA
Mittelfest 2016 — TERRA… E ALL’ORIZZONTE I FUOCHI
Mittelfest 2017 — È NELL’ARIA