Mittelfest 15 > 23 luglio Cividale del Friuli
Festival di prosa, musica, danza,
poesia, arti visive e marionette
dai paesi della Mitteleuropa

Mittelfest

Cividale, città scena

Le piazze, spazi d’incontro. Le strade, percorsi di transito. Gli edifici monumentali, simboli della comunità.
Fin dalla prima edizione di Mittelfest, i luoghi esemplari della città sono stati investiti del ruolo di luoghi per lo spettacolo.
Tessuto urbano e tessuto scenografico si sono sovrapposti.

Lo si intuisce nei segni preparatori che l’architetto Boris Podrecca tracciava nel 1991 sulla pianta topografica di Cividale. Cividalese d’origine, di lingua slovena, nato a Belgrado e cresciuto a Trieste, affermatosi professionalmente a Vienna, Stoccarda e Venezia, Podrecca era stato incaricato di vestire teatralmente la città per la prima edizione del festival.
In realtà ne scoprì la vocazione scenica. Con talento da urbanista, di Cividale aveva individuato il cuore e gli attraversamenti: percorsi ragionati per il movimento del pubblico e la collocazione degli allestimenti. Con ancora maggior chiarezza, l’intuizione si manifesterà più tardi, nelle edizioni successive a quella inaugurale.

Quando il ponte e il greto del fiume, gli edifici medievali, le strette vie del centro storico, anche gli snodi di una Cividale ottocentesca e moderna, e soprattutto il paesaggio, cominceranno a diventare attori per Mittelfest. E attore, anno dopo anno, sarà anche il pubblico, trasformato in interprete di eventi fuori dell’ordinario, comparsa e figurante in quella animata scena di gruppo che sono le manifestazioni festivaliere, ma anche soggetto, poiché lo spettacolo all’aperto spesso impone ruoli diversi a chi recita e a chi assiste.

Gli edifici teatrali sono fatti per scomparire all’occhio dello spettatore una volta che la rappresentazione, la performance, o il concerto diventino protagonisti. Tutta l’attenzione si concentra là, sul palcoscenico. Diversamente, una città scena, qual è stata in oltre 20 anni Cividale, entra in rapporto diretto con l’avvenimento che ospita, e questo colloquio tocca il momento più intenso in occasione degli spettacoli all’aperto. Allora arte performativa e architettura, urbanistica e evento si parlano e si valorizzano reciprocamente.

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Quando un festival
abita la città,
la città cambia aspetto.
Una diversa animazione,
una diversa illuminazione.

Scorci prima anonimi
acquistano valore.
Un gradino, una finestra,
perfino l’abituale selciato,
sono elementi
di una nuova scena.
Gli occhi mettono a fuoco
particolari che passavano
inosservati e decifrano
prospettive inedite.

I tratti curvi, o rettilinei,
l’architettura, il dettaglio
urbano, vengono reinterpretati.
Sollecitati dallo spettacolo,
diventano fuochi e attrazioni
per l’occhio, componenti di un
palcoscenico che la città non
sapeva di possedere.

Lo spazio del quotidiano
perde le abituali funzioni.
Uno spettacolo
lo può trasformare,
lo rigenera.
Là dove si lavora,
ecco che si dilata
la pausa dell’intrattenimento.
Il pieno
delle grandi strutture
si alterna al vuoto
di piccole nicchie segrete.

Un cortile segnala il tempo della narrazione.

Sfidata dallo spettacolo, la natura è costretta a ripensarsi nuova.
Esibisce i suoi più seducenti aspetti, cattura lo sguardo con
la meraviglia delle proprie forme.

La città è attrice.
Protagonista immobile
con i suoi spazi
e i suoi monumenti,
sa recitare
la propria parte.
A tu per tu
con la mobilità dell’artista,
cassa di risonanza
per la sua voce,
quinta
per i suoi movimenti, cornice
per la sua figura.